Buongiorno Comete,
finalmente siamo a giovedì e la voglia di weekend si fa sentire!
Oggi sono di nuovo qua con un articolo speciale dedicato non solo alle donne, ma anche agli uomini. Ma vorrei fare una premessa: sapete ormai da mesi che questo blog è nato per fare informazione riguardo diversi argomenti e per sfatare miti e leggende.
E dato che spesso, l’argomentazione riguardante la festa delle donne è un po’ reduce da confusioni varie, oggi ne parleremo.
Non è da me fare battute sul modo che hanno le donne di festeggiare, utilizzando frasi ridicole (che solo oggi verranno dette) del tipo: “altro che festa della donna, questa è la sagra della …” e non continuo.

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Che battute banali e tristi. 

Però ho notato che quando chiedo: “ma perché festeggi l’8 marzo con le tue amiche?”, ottengo sempre le stesse risposte, ovvero: “Io faccio quello che voglio l’8 marzo” oppure “festeggio andando a mangià la pizza perché anni fa tante donne sono morte in quell’incendio, dai su quello lì di tanti anni fa” o ancora “non esco mai, almeno alla festa della donna potrò fare quello che voglio!” oppure “che c’è di male se vado nei locali per spogliarellisti? Gli uomini lo fanno tutto l’anno“.
E potrei andare avanti all’infinito.

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Si, si, ma andiamo avanti!

Ma prima che voi donzelle iniziate a linciarmi, metto le mani avanti: io non dico che sono contro questa ricorrenza, ma quello che mi piacerebbe fare oggi è fare un po’ di chiarezza, informare e fare qualche riflessione. Anche perché, per me UNA DONNA PUO’ FARE QUALSIASI COSA VOGLIA, VESTIRSI COME PREFERISCE ED ATTEGGIARSI NEL MODO IN CUI PIU’ LA AGGRADA.
THIS IS LIBERTA’.

 

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In questo momento mi sento un po’ Mel Gibson durante questa scena di Braveheart!

Partiamo dall’origine: perché l’8 marzo è la festa delle Donne?
L’8 marzo è una ricorrenza MONDIALE volta a porre la questione sui diritti delle donne e sul raggiungimento della parità di genere e viene festeggiata per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.
E’ una ricorrenza che è stata istituita dall’ONU nel 1977 proprio per ricordare la lotta delle donne per i propri diritti; lotta che è stata intrapresa in tutto il mondo all’incirca all’inizio dell’800.

Il primo movimento “femminista” fu quello che nacque agli inizi dell’800 e che voleva portare all’emancipazione della donna.
La donna aveva da sempre rappresentato la custode del nido familiare: donna-madre e donna-moglie; la donna che accudiva figli e marito, che non aveva il diritto di lavorare e che non poteva partecipare alla vita politica.

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Non a caso, uno dei diritti più rivendicati fu il diritto di voto. Ed è da qui che nacque il movimento delle Suffragette, che si batterono per ottenere il diritto di voto.

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Un po’ come Darth Vader mentre gioca a Baseball. Hahahah

Solo gli uomini fino ai primi anni del ‘900 (in alcuni stati, come l’Italia, il diritto di voto venne concesso solo nel 1945) potevano dedicarsi alla vita politica e quindi votare; ecco perché fu uno dei diritti che le donne rivendicavano più fortemente.
In un secondo momento, e precisamente durante la seconda guerra mondiale, le donne iniziarono ad andare a lavorare per la necessità di sostituire gli uomini andati in battaglia; ma sul lavoro erano discriminate: salari ridotti, discriminazione e violenza sul lavoro. I temi su cui si batteva il movimento femminista furono anche: stupro, violenza domestica, sessualità e diritti riproduttivi (pensate solo che la pillola contraccettiva divenne legale negli anni ’60).

 

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Ebbene si. 

Il movimento “femminista” in Italia nacque tardi ed assunse il connotato di “movimento” all’incirca negli anni ’70. Le femministe italiane combatterono per la legge sull’aborto (entrata in vigore nel 1978 e che tutelava il diritto di una donna di interrompere una gravidanza), sul diritto di famiglia e sulla disparità tra donna e uomo.

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Perché si festeggia l’8 marzo?
“Ma si festeggia per quell’incendio, no?” NO.
Questo avvenimento, quello dell’8 marzo 1908, fu un evento che venne utilizzato per propaganda. Ora vi spiego com’è andata: la leggenda metropolitana narra che nel 1908 ci fu un incendio, provocato dall’imprenditore di una fabbrica tessile che decise di rinchiudere e bloccare le porte d’uscita a 129 operaie donne. La questione venne strumentalizzata e perché? Fate due più due e ci arriverete.

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Ma quindi cosa successe? 
Un incendio avvenne, ma non l’8 marzo, bensì il 25 marzo 1911 alla “Triangle Shirtwaist Company, una fabbrica di camicie dove lavoravano, 500 donne ed un centinaio di uomini, in condizioni di totale sfruttamento 60 ore a settimana. Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire loro anche di assentarsi per una semplice pausa e tutti i lavoratori, sia maschi che femmine, erano privi di diritti e di norme che tutelassero la loro sicurezza, infatti nel pomeriggio del 25 marzo, un incendio divampò e morirono 123 donne ma anche 23 uomini. Fu una strage sul lavoro.

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Quindi perché si festeggia?
Se avete letto fino a qui, lo avrete capito: si festeggia per ricordare quante donne lottarono per dare alle attuali donne il diritto all’aborto, il diritto di voto e che combatterono per le disuguaglianze tra i due sessi. Inoltre si “festeggia” per ricordare che tanto lavoro c’è ancora da fare, per far sì che la parità tra i due generi ci sia.

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Lavoriamo, lavoriamo!

Però ricordiamo che le discriminazioni non hanno sesso, ergo dobbiamo batterci per qualsiasi tipo di discriminazione, anche quella che può colpire un individuo di sesso maschile; perché qualora sia un uomo a denunciare una violenza o una discriminazione sul lavoro, non ci si può permettere a ridere o farla passare in secondo piano.
“Ma Cometa, l’uomo non è come la donna!”
Ed è proprio questo ostacolo che porta la disparità tra i due generi.

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Un po’ come questo Husky atletico!

In Italia ci sono moltissimi sportelli dedicati alle violenze sulle donne, ma vi siete mai chiesti se ve ne siano per l’uomo? Solo nel 2011 furono 5 milioni gli uomini ad affermare di aver subito violenze da parte di una donna o di un uomo.
Credete sia normale che la violenza su una donna faccia più scalpore di quella su di un uomo?  (Ovviamente non parlo di omicidio, ma di violenza verbale o sessuale)
Questa non è parità di genere. 
La violenza è violenza, e deve essere condannata a prescindere dal sesso di chi la subisce perché non esiste violenza di serie A o di serie B.

Quando la donna varrà quanto l’uomo e quando l’uomo varrà quanto una donna, allora lì si avrà la parità di genere, ed il fatto che vi sia anche la festa dell’uomo (19 novembre) dal 1999 è già un piccolo passetto avanti.

Detto questo, Buona festa delle Donne a tutti e comportatevi bene.

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La Cometa di Harley

 

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Posted by:lacometadiharley

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