Buongiorno Comete,
il weekend purtroppo è andato ed un’altra settimana ahimè è iniziata.

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Chi è disperato come me?

Siamo a lunedì e per iniziare bene ho deciso di lanciarmi con un articolo diverso dal solito: la parte teorica dell’articolo sarà accompagnata da un esempio pratico. Ecco qui per voi, un articolo molto prezioso.

Gollum
Il mio tessssoro! 🙂

Lo scorso venerdì, per la pillolina di sapere, abbiamo affrontato il tema della Red Economy, Green Economy ed infine Blue Economy che potrete trovare QUIIII ; oggi, però, volevo fare un passo avanti parlando del concetto di Sostenibilità e di come questo principio possa divenire punto cardine in alcune realtà aziendali grandi ma anche piccole.

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Il cambiamento della società, da una meno attenta alle conseguenze negative o positive rispetto agli impatti ambientali ad una più sensibile, ha generato un mutamento nel nostro modo di pensare, di acquistare e di comportarci nei confronti dell’ambiente. Nella società attuale, l’attenzione all’ambiente ed ai modi in cui produce un’azienda è uno dei driver di scelta di molti consumatori.
Se un’azienda ha una certa etica, ovvero un certo modo di produrre e di comunicare, se è sostenibile e se è trasparente con i propri clienti, allora essa avrà dalla sua parte la fiducia del consumatore; ed un’azienda i cui consumatori sono fidelizzati, è un’azienda che si distingue da tutte le altre.

Ma andiamo con calma.

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Quando parlo di queste cose, mi gaso troppo Hahahah 🙂

SOSTENIBILITA‘. Ah, sostantivo che ahimè viene abusato fin troppo, perché essere sostenibili è bello.

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Manco la sostenibilità fosse Beyoncé!

Per sostenibilità si intende: una forma di sviluppo economico che sia compatibile con la salvaguardia dell’ambiente dei beni liberi per le generazioni future; quindi una forma di sviluppo che non solo tuteli l’ambiente ma anche le generazioni future, perché lo spreco e l’eccessivo utilizzo di risorse oggi, si tradurrebbe, domani, nella loro scomparsa.

 

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Ciao ciao Risorse!

Due sono i termini maggiormente utilizzati o abusati quando si parla di sostenibilità: eco-friendly e cruelty free.

ECO-FRIENDLY. Essere Eco-Friendly non significa “Bio”, non vi confondete (lo so, a volte il marketing può essere fuorviante), ma significa svolgere le attività o comportarsi in modo “friendly”o amichevole per il pianeta. Essere Eco-Friendly è possibile sia per le aziende sia per la persona “comune”: per le aziende si traduce nella ricerca di modi per elaborare prodotti ecologici, per il privato si traduce in accortezze come il ridurre l’utilizzo dell’automobile e favorire l’utilizzo di biciclette o del car sharing sempre più all’avanguardia, riciclare, riparare anziché buttare e così via.

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Abbracciamo anche noi un… Re Artù Hahahah 🙂

CRUELTY-FREE. E’ una dicitura che attesta che il prodotto non è stato testato sugli animali o che non contiene ingredienti di derivazione animale (Vegan). La diatriba riguardo i test sugli animali è ancora adesso piuttosto discussa, con team di persone schierate dalla parte del “No ai test sugli animali” o del “Si ai test sugli animali”; non ho quindi intenzione di soffermarmi sull’argomento perché non sarà questo l’articolo dove lo affronteremo.

Ed è proprio l’interessamento delle persone verso tematiche come i test sugli animali, l’utilizzo di ingredienti di provenienza animale oppure l’impatto che ha la mano dell’uomo sul pianeta, che ha portato ad un mutamento dell’opinione pubblica. Un esempio attuale è Versace: dapprima l’azienda conosciuta in tutto il mondo per la sua pelliccia (un famosissimo cuscino in pelle di coniglio costava sui 1400€ circa), produceva i suoi prodotti con pelli animali perché era il consumatore a richiederlo, ma quando l’opinione pubblica si è schierata dalla parte dei prodotti sintetici, allora anche Versace ha deciso di mettere al bando questa pratica.

Detto questo, è possibile far andare a braccetto sostenibilità e business?
Ebbene si, ed oggi vorrei proprio mostrare ai vostri occhi un caso pratico, di una piccola realtà imprenditoriale che ha saputo stregarmi!

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Si comincia!

Chi conosce Francy Jewel?

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Francy Jewel è una realtà imprenditoriale nata dalla mente di Francesca, una donna forte ed intraprendente che ha saputo dar vita al suo sogno: quello di produrre gioielli (eddai, a chi non piacciono!) handmade sostenibili.

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Ho attirato la vostra attenzione, eh?!

Ho conosciuto Francesca e la sua attività, qualche mese fa proprio grazie ad Instagram tramite il suo profilo. Mi ha colpito: l’artigianalità; la cura e l’amore nel produrre un oggetto così prezioso, come un gioiello, che qualsiasi persona avrebbe potuto indossare; le foto pazzesche sul suo account; la sua trasparenza e la voglia di informare le persone su questo tema a Lei molto caro.

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In quel periodo, avevo da poco aperto il Blog e stavo pensando ai possibili temi da affrontare, tra questi, quello della Sostenibilità e ad un possibile esempio da proporvi; ed è proprio dalla scoperta di FrancyJewel che è nato il mio desiderio di proporre questo modello di business ai vostri occhi, con l’intento di farvi comprendere come sostenibilità e business possano andare a braccetto.

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“Si, Cometa, ma vai avanti?!”

Finita questa breve introduzione, andremo a conoscere più a fondo Francesca tramite questa simulazione di “intervista” avvenuta tra me e lei grazie ad Instragram.
Per rendere il tutto più comprensibile, le domande fatte dalla sottoscritta saranno poste in grassetto.

 

“Ciao Francesca, volevo sapere, quando è nata Francy Jewel e cosa ti ha spinto a creare questo business?”

“Ciao Cometa, allora FrancyJewel è nata a fine agosto di due anni fa; nasce dall’esigenza di dover rendere reale una passione, anzi, chiamiamolo pure un sogno.
Realizzare gioielli è un desiderio che mi accompagna sin da piccolina e grazie alla laurea in Economia e successivamente quella ottenuta all’Accademia delle Belle Arti e alle esperienze fatte in campo lavorativo, ho piano piano compreso che potevo rendere uno dei miei hobby, un lavoro. Se prima, da lavoratrice dipendente, lavoravo 8/9/10 ore al giorno subendo anche le prepotenze e il mobbing da parte dei miei datori di lavoro e tornando a casa esausta, adesso lavoro molte più ore ma non mi stanco mai.”

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“Già all’epoca della tesi parlavo di sostenibilità!”

“Senti, ma nello specifico, di cosa si occupa il tuo business?”

“All’inizio mi occupavo di piccoli gioielli, bijoux, ciondoli in resina o braccialetti personalizzati, ma pian piano la mia proposta commerciale è cambiata: adesso creo gioielli artigianali eco-friendly e cruelty free, tutti prodotti artigianalmente dalle mie mani e tramite le mie sole mani.
Come saprai io sono l’unica ad occuparmi della gestione di questo business; sono le mani, il cuore, l’anima e il cervello dietro a ogni gioiello e questo significa: progettazione grafica, realizzazione del prodotto e del materiale del packaging per ogni singolo gioiello.”

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“Perché hai deciso di produrre gioielli sostenibili, eco-friendly e cruelty free?”

“Un gioiello che nasce da un comportamento positivo e da un’etica che si fonda sulla consapevolezza di preservare il più possibile la Natura è un gioiello che custodisce la luce più bella.
Realizzare dei gioielli etici dovrebbe significare utilizzare in modo onesto solo metalli preziosi riciclati, senza promuovere la continua estrazione delle materie prime e la conseguente distruzione e impoverimento del territorio.

“Sembra facile detto così, ma in che modo?”

“Per far sì che il prodotto sia sostenibile bisogna che qualunque fase della lavorazione: dalla ricerca delle materie prime e la relativa lavorazione, fino alla fase di packaging, siano sostenibili al fine di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e quindi ciò significa che non devono essere utilizzate materie prime che possano danneggiare gli animali o l’ecosistema naturale.
Infatti i materiali da me utilizzati sono eco-friendly poiché sia l’oro che l’argento, ed altri metalli preziosi, nonché le pietre preziose, derivano dalla lavorazione di scarti provenienti al 100% dal settore orafo, medico ed elettronico e quindi non provengono da attività estrattive e le relative problematiche ambientali (distruzione di interi ecosistemi del suolo e del sottosuolo) e sociali (sfruttamento del lavoro minorile) ad essa legate.
Ed è stata proprio l’opportunità di gestire questo business in tutto e per tutto che mi consente di poter scegliere le materie prime che reputo qualitativamente ed eticamente le migliori. Inoltre vorrei aggiungere che nel mio business non è contemplato l’uso di alcun derivato animale come perle, coralli, madreperla, avorio, ecc; ma soprattutto, i miei gioielli sono atossici, nichel free e riciclabili.”

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Senza Nichel! GRAZIE!


“Quali difficoltà hai dovuto affrontare nel portare avanti un modello di business da sola?”

“Un oceano infinito di difficoltà che si equiparano alla felicità e alla soddisfazione di fare un lavoro che si ama. Essere moglie, figlia, sorella, mandare avanti una casa e un’attività è già di per se una cosa non da poco, a cui poi si aggiunge la difficoltà di aprire una partita IVA in Italia e tutti gli oneri finanziari che questo comporta. Ma tra le difficoltà principali ci sono la difficoltà nel reperimento dei migliori materiali ecofriendly, che sono reperibili solo all’estero e per tutto ciò che ruota intorno alla produzione sostenibile delle mie creazioni; la difficoltà di occuparsi dei Social, delle spedizioni, Instagram soprattutto e poi rispondere alle email, le foto da caricare nello shop online…poi, essendo FrancyJewel un brand che vende in tutto il Mondo: dalla Lapponia a Dubai, da New York alle Hawaii e poi, Russia, Africa, Australia, Nuova Zelanda: insomma i miei gioielli sono sparsi un po’ ovunque e la difficoltà maggiore è farsi conoscere, perché la concorrenza è altissima in questo campo ed è ricca di professionisti!”


“Avrei ancora una domanda da farti: quali obiettivi futuri hai in mente per FrancyJewel?”

“Il futuro? Desidererei tanto riuscire a comporre delle newsletter da poter inviare ai miei clienti dove racconto di novità, di ambiente, di sostenibilità, ma senza diventare pressante, evitando quindi il modello NEWSLETTER = SPAM.
Inoltre vorrei sicuramente consolidare la mia presenza sul territorio italiano (nonostante Io sia già stata la prima in Italia a realizzare dei gioielli in Argentium Silver e ad essere l’unica in Italia presente nella Banca Dati ufficiale internazionale dell’ArgentiumSilverGuild), per poi espandere sempre più il brand all’estero e magari, chissà un giorno poter assumere personale, formarlo e lanciare dei temporary shop e poi dei veri e propri shop FrancyJewel nelle maggiori capitali del Mondo…”

Da questa testimonianza possiamo ricavare moltissime informazioni che vanno ad avvalorare la mia tesi: sostenibilità e business possono andare a braccetto. Voi cosa ne pensate? Per voi la sostenibilità di un prodotto è qualcosa che tenete a mente quando acquistate? Vi è piaciuto questa nuova tipologia di articolo?
Detto questo, non posso che ringraziare Francesca per essere stata disponibile nei miei confronti, vi invito a fare un giro sul sito web di FrancyJewel, che potrete trovare QUI e sulla sua pagina Instagram.

Noi ci vediamo la prossima volta, mi raccomando, tenete d’occhio il blog perché questa settimana sarà piena di articoli speciali!

La Cometa di Harley

 

 

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Posted by:lacometadiharley

2 replies on “La sostenibilità che ci piace!

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